domenica 14 giugno 2026

“centinaia di epigoni Rubik occupanti-spazio e occupati a diffondere versi in stile Ikebana”

 Ivan Pozzoni, Lo Stato pontificio, Collana Tardomoderna, Edizioni Divinafollia 2026

nota di lettura di AR






Il polilinguismo e la verve ficcante e provocatoria di Ivan Pozzoni trovano in questo libro una esemplificazione acuta (nelle varie accezioni dell’aggettivo), in bilico fra sarcasmo, ironia, giochi di parole, enigmi da risolvere, invettiva, umorismo: “Però, da sinistra, mi invitano al copyleft e da destra al copyright mi tocca fare il democristiano / invento il copymiddle, faccio l’art senza ista o l’ista senza art, conviene iniziare spargere menate / col titolo nobiliare e due palazzi, impongo al mondo dell’arte di mantenermi a markette sul divano” (da Onan il Barbaro, p. 43); “
mi anacolutizzo, fregandomene della sintassi, e mi metto a sbertucciare le vostre distopie” (da Dieci bersaglieri ottuagenari a Porta Pia, p. 40); “la strategia anti-seduttiva si è trasformata in tattica di denunce urlate fuori dai rostri / se non siete tribùni plèbis, carichi di contiones, siete rimasti vittime di una scrittura da chiostri / lordata dall’influsso dell’ontologia estetica moderna, ontologia = metafisica, la musica di Orfeo, / col Doppialingua che vorrebbe ostacolare Cookie con una roipnol poetry degna di Morfeo” (da Mi desiderate seduttivo, p. 39).
Già il verso che ho posto a titolo di questa mia nota (da Il Ducato di Milano, p. 36) evidenzia la necessità di scuotere un modo di poetare asfittico, ombelicale, inerte, estetizzante, ottuso, accademico, trendy, superficiale, catabolico… in una parola vacuo, probabilmente anche per chi scrive versi del genere, magari come autoterapia. Consideriamo, fra altri, questo spassoso passaggio che fa da incipit a L’ispirazione come introspezione: Pollock (p. 26): “La scoperta sensazionale del XX secolo, recuperata da ogni forma di romanticismo, / l’arte è conseguenza dell’inconscio, della libera creazione, dell’introspezione, / basta buttare spray o lettere su una tela, a cazzo, e diventi il vate(r) dello sperimentalismo, / studiare non serve, basta improvvisare, e mettere vocaboli sulla carta come una defecazione.”
Abbiamo a che fare con un testo di lettura impegnativa e a tratti disturbante, con versi in gran parte ipermetri, con l’uso di un linguaggio che unisce il vocabolo alloglotto a quello scurrile e mette in agitazione le false sicurezze e le idee standard. Pozzoni ci irretisce, letteralmente, e questo ci infastidisce. Eppure ne intravediamo fra le maglie l’umanità e l’intelligenza, la capacità di mettere in risonanza, con i suoi verzi guizzanti e al contempo ipertrofici, corde che magari preferiamo non toccare. Concludo con il seguente brano da Il post-iper-tardomernismo (p. 17):

Questo mio riots è tutto un neustico, critico letterario inutile non hai nessuna voce in capitolo,
la mia mozione, nelle assemblee dell’arte, è criticare ogni critica, recensire ogni recensione,
la tua interpretazione soggettiva si scontra con la mia interpretazione autentica, grazie arcavolo,
Campanile docet, ignorante che valuti l’artista, e ne chiedi, a gran voce, la sottomissione
ai criteri editoriali delle riviste, che andassero a cagare, l’artista non è un grafico o un tipografo …

A QUANTO PARE, di IRMA KURTI (BERGAMO)

 


Mi dispiace di non averti restituito il

sorriso, di non averti portato la gioia

svanita lontano, di non aver parlato

di più per scoprire la magia che ti

avvolgeva nel passato.

 

 

Mi dispiace di non averti potuto

alzare dal buio in cui sei caduto,

con mille parole vestite di luce,

lasciandoti nelle grinfie dell’ansia

e della solitudine.

 

 

Avrei dovuto avere un’altra anima

che fosse scolpita di forza e dolore

ma, a quanto pare, anch’io ero solo

una foglia d’autunno sotto un cielo

di tempeste e nuvole.

 

 






«Ricezione e rilancio». Lo Stato Pontificio di Ivan Pozzoni di Emanuela Meneghelli

 Ivan Pozzoni, Lo Stato Pontificio, Edizioni Divinafollia, 2026, p.58, 12€




Prima di tutto vorrei chiarire che questa non è una recensione. È una ricezione. Ed è un rilancio. Entrambe le cose sono influenzate dalla stima e dall’amicizia che nutro per l’autore ma soprattutto dal fascino che esercitano sulla mia mente i suoi scritti. Perché gli scritti di Pozzoni corrodono le sinapsi e ti attraggono: è come bere una pozione stregata ed essere immediatamente catapultati in una realtà atopica. In secondo luogo, io non sono un’intellettuale, né una critica d’arte, non sono nemmeno un’artista, anche se muovo i miei primi versi nel paese degli allocchi. Sono un’allieva un po' tarda, una tardo-allieva e ci sto bene in questo ruolo che mi sono guadagnata con notevole sforzo e frustando i due o tre neuroni rimasti. Sono pure irriverente, e per questo vorrei provare ad esercitarmi nel dare un rilancio pragmatico, in risonanza col testo proposto da Pozzoni, scardinando l’eco del mio ego-patire lirico. La prima volta che ho tentato di decifrare un suo riot (si trattava di “La malattia invettiva”), dentro di me s’è aperto uno squarcio affascinante, doloroso e metabolico. Spiazzata da un linguaggio che toccava apici e pedici, ho navigato nell’oceano della disillusione, dando voce ai miei borbottii più nascosti per poi usare mente e mani per allargarlo, lo squarcio, e guardare oltre, fino a riuscire a fare una radiografia feroce della realtà già di per sé distopica, alienante. Attraverso riots come “L’introspezione mi introverte”, “Il cambio di paradigma spiegato ad un’allieva” o l’esilarante “Onan il barbaro”, ho ben capito che l'introspezione non è ispirazione e che Pozzoni utilizza i suoi testi come veri e propri ordigni di guerriglia cre-attiva. Il suo scopo è spararci fuori dalla comfort zone per farci atterrare su un terreno atopico, deterritorializzato, non utopico, dandoci la possibilità di un riavvio. Ne ho letto, poi, di Pozzoni. Ne ho studiato tanto, lo sto ancora studiando tanto, (ma quanti libri ha scritto sto qua?) e ora so che tutta questa dolenza che ci invade dentro e fuori può essere notificata, resa esplicita. Si può raccontarla con consapevole asprezza, con rabbia e indulgente ironia, con sarcasmo pungente o con il riso amaro di chi sa, dice, ma non s’aspetta un ritorno. Si può scriverne graffiando gli animi assopiti di chi ancora legge, ma solo per evadere, di chi ancora legge, ma solo per non agire. Molti che si apprestano ad affrontare gli scritti di Pozzoni, già dai primi approcci si chiederanno: “Ma come osa?”. Altri pensano o penseranno che il suo ego sia enorme; quando inciampano nella sua biobibliografia, (perché è un tomo pure quella), nemmeno ci credono, oppure pensano che si diletti nell’autocelebrazione per tutta quella quantità di sapere che ha divulgato e che divulga. Può anche essere. E talvolta lo fa con consapevole ironia e con fierezza: “cosc(i)ente di avere il livello di casta di un brahmano / a confronto dei mille redattori incompetenti di Nazione Indiana, tra duecento anni io non sarò inerte, / celta col viso dipinto d’azzurro, non riuscirò mai a cedere alla psicoterapia estetica, mi introverte”. Parlare di psicoterapia estetica è qualcosa di scompigliante… ognuno di noi sa che scrivere risolleva un po’ da quello stato di melanconico torpore, che pubblicare da qualche parte e ricevere uno, due, dieci, venti likki va a ricaricare, dell’odore nostrum preferito, lo spruzzo d’Egò… Ma basta accostare queste due parole, psicoterapia ed estetica, per spogliarci di ogni parvenza e vedere la verità che tutti, più o meno, vogliono celare. Pozzoni ci tiene parecchio a farcelo capire che la scrittura vera è rivolta al di fuori, a ciò che accade nel mondo, alle persone altro da noi, e di riflesso, solo di riflesso, a noi. Abbiamo la responsabilità di essere vigilanti, di capire. Per il resto possiamo liberamente pagare la parcella di uno psicologo. È un trend. Del Pozzoni vero, quello in carne ed ossa, quello che si dissangua scrivendo e che vive di scrittura, quello che va scartato piano, non se ne parla. Nell’economia del tardomodernismo, non serve parlarne. Serve parlare del Pozzoni operativo, del Pozzoni che smantella, serve paragonarlo ad una molotov che ti scoppia addosso con tutta la sua esperienza di guastatore impavido, lasciando talvolta trasparire, in altri scritti, un'umanità senza mezze misure. Di misure non ne ha, è adimensionale. Si lancia nell'azione armato di perle pop e vocaboli dalla bellica micidiale, muovendosi “col mouse come una bomba a mano / saltando, di livello in livello, Mario Bros...”, mentre s’arrende beffardo alla sua natura di imbrattacarte dalla genialità tossica: “Io imbratto le mie carte col cianuro e con la ciclosporina, spargendole sul tablet come fossi Pollock”. La questione è una sola: o hai culo, trovi degli appigli e impari a sopravvivere, mettendoti a studiare, studiare e studiare per ricostruire te stessa e il tuo scrivere, in pratica di muovi e agisci, o crepi sotto il peso delle sue verità e, per codardia, rimani ancorata al tuo Piccolo mondo antico, trattando lui come quello strano, l’alieno o il reietto. D'altronde, l'autore stesso mi lancia il suo buon consiglio privo di condimento in questa traversata senza ciambelle salvagenti, scrivendo su “Onan il Barbaro”: “Consiglio alla Menega di non strabordare e metto tutti a bordo, avvitandoci come un groviglio / nei meandri del labirinto della mia malattia invettiva, disancoro senza i necessari salvagenti (...) chi sa nuotare, nel mondo fluido, si salva, chi non sa nuotare annega...”. Il più delle volte, scivoloni a parte, ho imparato la lezione. Non oggi però. Questa di oggi è una esondazione. L’uscita dello Stato Pontificio è una scudisciata potente. Vorrei fosse un Break-even point, ma forse è più adatto parlare di Tipping point. La verità è che con questa silloge viene attuata una sterzata, una virata decisa e senza ritorno, con lo scopo di avventurarsi in una nuova era che rifiuta ogni tradizionalità. Si parla di Breccia di Porta Pia e del generale Cadorna perché l’azione-intenzione risulti a tutti chiara: questo libro è un attacco frontale contro lo “Stato Pontificio” della poesia italiana, uno stato dominato da liricità esangui, elegie anacronistiche, buonismi da democristiani (intesi proprio nella loro accezione negativa e popolare). I lirici di oggi, nostalgici e fuori dal tempo, vengono radiografati con lucidità feroce: “i lirici/elegiaci scrivono come fossero nel 1985, di Craxi e del Pentapartito, / nel tardo-moderno regna il modernismo, Damiani, crede d’essere Properzio ed è Claudiano, / l’ignoranza impera (...) lirici e uomo medio attendono, solamente, un nuovo dux che riesca a solleticare il loro deretano”. Pozzoni ironizza spietatamente e apertamente su questo conformismo rasserenante, simulando pure una resa, naturalmente fake, al mercato delle emozioni:

Prometto, tra due mesi, di rifare Il gatto di Keats, trattare di sentimenti ed emozioni, / come un inutile elegiaco, M. Giovenale, in coda al Sert in cerca di curiali beatificazioni / dello Stato Pontificio dell’arte italiana...”. Sulle macerie di una serie inevitabile di crolli, avanza il Tardomodernismo letterario, proponendosi nello stesso tempo come azione destrutturante e ristrutturante. Non si tratta di una cosa astratta, aleatoria. Qui non c’è solo sterile teoria e il Tardomodernismo non può essere definito solo come l'ennesimo manifesto di un nuovo movimento, ma è anche l’atto pratico, azionato in questo tempo, di tracciare lo spazio necessario per traghettare l'arte verso un oltre: si celebra la fine “dell'ontologia della bellezza” per lasciare il passo alla praxis, possibilmente collettiva. Certo, Pozzoni scrive immerso in una trama di citazioni che costringe a veri e propri salti mortali, cognitivi intendo, e le sue introduzioni, che personalmente assimilo come mondi astrali, sono in realtà vere e proprie mappe, quasi dei dispositivi di guerriglia culturale. In questo orizzonte, le effemeridi pozzoniane ci parlano di un nuovo linguaggio, che non tarda ma avanza un passo dopo l’altro sulla scia di solide basi teoriche, e che attua ferocemente una mutazione del codice poetico stesso. E si tratta di una mutazione radicale, che lotta su più fronti, una guerriglia che colpisce sia i salotti letterari che i palazzi della finanza globale. Pozzoni ci svela che gli antagonisti da abbattere non sono più solo i vecchi baroni della cultura, anche quelli sì, ma anche “i nuovi nomadi” in blazer, faccendieri blindati dentro scatole cinesi, capaci di far sballare lo spread a comando, capaci di de-umanizzare un intero mondo. E ancora la lotta è contro i monopoli più o meno dichiarati che standardizzano la cultura, contro la logica della scadenza, contro il dilettantismo, quello di massa,  contro la “business poetry” che monetizza l’ego, contro il lettore-consumatore, contro la poesia dei sentimenti, della natura, dell'amore e dell'introspezione, contro l’idea dell'ispirazione poetica che scende dall’alto o della parola sacralizzata, contro l'uso di figure retoriche rassicuranti, contro la critica letteraria accademica, contro le redazioni e i “lit-blog” di regime, contro il clientelismo compiacente, contro il canone e la tradizione, contro l'io lirico e l'egopatia, contro la scrittura empatica di facciata, contro la poesia seduttiva e la seduzione del pubblico. Contro. E l’artista? L’artista si evolve: da mercenario al servizio di mecenati diviene autore che fa, dice, contraddice, ingaggia “guerriglie” diventando uno scrivano votato al sabotaggio scrittorio, rifiutando decisamente la dinamica del poeta, saggista, romanziere che pur di pubblicare si piega a relazioni tossiche e mercificate, e preferisce spargere la sua parola in totale indipendenza: “l’art-ista tardomoderno sparge il suo seme senza la mania dello uomo-zerbino di andare a ingravidare / le donne-maschio che cantano: «Andiamo a comandare» su relazioni tossiche come l’eternit” (da “Onan il barbaro”). Questo è il tempo della lotta, ed è una lotta dura quella tra bardi militanti e nostalgici bardotti. Per fare questo, l'autore tardomodernista non si chiude in un mutismo isterico da primadonna offesa. Anzi, compie forse il gesto più estremo, da molti proclamato a parole, ma mai veramente attuato: si impegna a cancellare il proprio ego. Contro il potere invisibile e anonimo dei consigli di amministrazione delle multinazionali, l'artista risponde diventando a sua volta un dirottatore spietato ed elusivo: “noi, artisti tardomodernisti ribelli, abbiamo sostituito, arditi, il neon con il LED, / cancellando i nostri volti, il nostro εγώ, irrintracciabili hijacking appariamo / e spariamo, nessuna carta di identità, SPIDmen con επίδειξις da Joker, / contraccambiamo anonimato ad anonimato, con la freddezza di un killer...”. E poi si arriva alla verità: l’artista, sempre quello tardomoderno, vuole riprendere le comunicazioni, vuole interagire, vuole far arrivare il suo messaggio, vuole far saltare gli argini, esondare con il suo verso corrotto. Ma a chi vuole farlo arrivare, questo suo messaggio? Al lettore fake, per esempio: fake non perché finto o fasullo, ma perché inconsapevolmente irretito, addormentato dalla poetica del consumo e dal mantra del “Solo se cullato da versi sublimi, trovo la mia pace” o dall’altro mantra “Canta le ingiustizie, ma mascherale a festa”. Pozzoni, e chi si sente in linea con questa scrittura autistica, sociopatica, neurodivergente e pragmatica, si assume il compito ingrato di svegliarlo dal torpore consumistico, scuotendolo dalle fondamenta: “dopo avere aperto l’occhio ciclopico dell’italiano medio, come asino lo chiudo dentro a un paddock, / lanciandolo al trotto, l’abbatto col cocktail Socrate, maieutica e ironia combattono sul Brillo boxe”. Quindi è (in parte) questo il Tardomodernismo Letterario. Nasce per delegittimare critici d’arte, direttori editoriali o di riviste. È questo trasformare l’ispirazione in azione, la critica in azione, la poesia in riots martellanti e ossessivi, ironici, talmente carichi di significati e citazionismi colti/trash da divenire strumenti sovversivi. Strumenti adatti a colpire la commercializzazione della poesia e la poesia commerciale, imbottigliata come vino pregiato dalla camorra artistica quando invece si tratta di versi poco "di-vini", versi da “facciamoci un ape” destinati a passare come passa una sbronza. Ma l'ambizione del Tardomodernismo è internazionale, non si ferma alla Breccia di Porta Pia della nostra penisola: è una rete globale che azzanna il canone ovunque si trovi, sputando sullo star system istituzionale e sulle sue vetrinette di buon manierismo: “Il nostro nuovo movimento, sfondato l’uscio, ha iniziato a sfornare riots / in Romania, Francia, Albania, USA/UK, Grecia, Iraq e Bangladesh, / sovvertiamo e dissacriamo il κανών, cave canon!, mordiamo senza abbaiare / cinici idrofobi, can che abbaia non dorme, non smettiamo di cantare / tra lo star system di San Remo e le minchiate del Premio Strega...”. Contro questa élite culturale che mercifica l'arte inscatolandola dentro profitti e perdite, il poeta può e deve rifiutare di “calare le braghe” di fronte ai giganti dell'editoria o ai compromessi dei vecchi salotti, e ha il dovere anche morale, di contrattaccare: “...in attesa della mano inanellata del Papa re Cookie / da baciare, io me ne frego, gli stacco con un morso l’anello pisciatorio e lo affronto senza smacchi, / basta, con le % budget, fare comprendere al CEO Mondadori che la collana ha i buchi della Lehman...”. Ora, rivendicando e sottolineando, in questa mia ricezione, il diritto allo sbrodolo, all’eccesso, “ridendo di esserci” e di “essere stata scagliata come Laika”, termino esprimendo il desiderio e l’augurio che questa silloge-malware sia rilanciata così tante volte da provocare una diffusione per contagio, una simil propagazione virale, capace di infettare direttamente i server dello star system istituzionale, violando i canoni più blindati e arrivando là dove nessun altro dirott-autore ha ancora osato arrivare. The mission impossible? Questa nota si autodistruggerà entro cinque secondi, forse 6 vista la lunghezza.

 

venerdì 12 giugno 2026

Gladys Basagoitia presenta le nuove sillogi a Perugia 27 giu 2026

Sabato 27 giugno alle ore 17
presso il ristorante Il Moderno
via del Carmine 1 a Perugia

avremo la gioia di incontrare Gladys Basagoitia Dazza 

per “navigare” con lei le sue nuove raccolte
Come un’ebbrezza e La voce fra le pietre

interventi musicali di Mikaela Cappucci
saluto di Alessandro Ramberti

si ringraziano sentitamente le amiche e gli amici (in particolare Osvaldo e Riccardo Nicoletti) che hanno organizzato l’evento

Ingresso libero



giovedì 11 giugno 2026

«Attesa» a Fonte Avellana 10-12 luglio 2026

«Attesa»

Fonte Avellana
10-12 luglio 2026

Testimonianze, racconti, arte, musica, poesia… presso il monastero di Fonte Avellana sul tema “Attesa“, proposto da Roberto BattestiniStefania Longo. Modera Alessandro Ramberti.


Venerdì 10 luglio 2026

12:30 Pranzo

15:00 Saluti del priore Dom Giuseppe Cicchi, di Dom Gianni Giacomelli e del moderatore con un Incipit di Stefano Martello

15:20
 
A clockwork Orange: il senso dell’attesa nell’adolescenza  – Roberto Battestini ha scritto, tradotto e disegnato fumetti dai primi anni Novanta per Comix, Lupo Alberto, Totem e Blue. Ha vinto il premio Forte dei Marmi per il giornalismo disegnato nel 1996. Nel 1997 ho pubblicato Peluche sullo stomaco con Castelvecchi, unico libro a fumetti della collana di saggistica “contatti”. In seguito a una scelta personale, dal 2000 ho creato la collana Catecomics per la EDB di Bologna, con la curatela di Mara Scarpa. Nel 2009 è uscito con Bottero Editore il romanzo grafico Fratelli, che ha ottenuto una nomination al Napoli Comicon per la miglior sceneggiatura. Ha vinto numerosi premi e riconoscimenti e ha partecipato a diversi festival letterari come ospite. Nel 2018 per le edizioni 001 ha pubblicato A caro sangue, collegato al romanzo a fumetti Abbà Padre, uscito nel 2022, vincitore del premio Vito Moretti. Nel 2024 premio alla carriera a Cassino Fantastica. Con Racconti brevi, scellerati e dolci è tra i vincitori del Narrapoetando 2026
Oggi si divide tra l’insegnamento, l’illustrazione e il graphic design. Ha otto figli e una sola moglie e tre nipoti. Studia l’ebraico, suona la chitarra e vive e lavora a Pescara.

15:40 L’Attesa, una riflessione sul tema
 – 
Stefania Longo insegna italiano e latino, vive in una città calabrese. Ha curato per Fara Editore le raccolte poetiche postume di Salvatore Mannella
Chiedetelo al vento che passa (2024) e L’eco profonda della vita (2026).


16:00 Il sogno del prigioniero di Eugenio Montale: la lunga attesa del tu – Alberto Fraccacreta, originario del Tavoliere, è ricercatore in tenure track presso Universitas Mercatorum di Roma. Collabora con alcuni quotidiani e siti nazionali. Fra i suoi libri: Sine macula. Poesie 2007-2019 (Transeuropa 2020), Spin doctor (Fara 2021), Del tutto diversi (Interno Poesia 2023), La letteratura come gioia (Fara 2023), Delia (Fara 2025).

16:15 Quella riva salvifica all’orizzonte. L’attesa come riapertura dell’avvenire Giuseppe Moscati (Rieti, 1973), dottore di ricerca in Filosofia e Scienze umane, è formatore sui temi della pace, del disarmo e della cooperazione internazionale. Lectio magistralis al PhD Graduation Day 2024. Presidente della Fondazione Centro studi A. Capitini di Perugia, responsabile della Biblioteca Neoumanistica della Fondazione Cucinelli di Solomeo (PG), redattore del quindicinale Rocca (1941), scrive per giornali e riviste. Ha curato L’uomo plasma se stesso. Pensieri su felicità, buon senso e libera ragione di G.C. Lichtenberg (Castelvecchi 2017). Tra le sue pubblicazioni: Maestri del nostro tempo (con S. Cazzato, Cittadella 2007), Sandro Penna e Vittorio Bodini. Tracce di una compresenza poetica (Morlacchi 2010), R come responsabilità (Cittadella 2012) e La lumaca Maggiolina. Fiaba per i piccoli, ma anche un po’ per i grandi (Midgard 2018), Incipit. 17 abbrivi in attesa di vostra continuazione (Il Formichiere 2025). Per Fara è autore, con P. Protopapa, di Etica e Politica. Prove di dialogo sulla democrazia (2018)Per l’editrice Cronache ribelli cura la Collana Pane e Rose, che ripropone testi di autrici e autori del pensiero libertario e del socialismo aperto Bruno Misèfari, Nellie Bly, Rosa Luxemburg, Gaetano Salvemini, Carlo Rosselli, Anna Kuliscioff…).

16:30 L‘amore è attesa – Beatrice Bittau fa parte di una “carovana” particolare: la Piccola Famiglia dell’Assunta. Con Fara ha pubblicato nel 2017 il racconto lungo Sottoterra che ci parla di una comunità cinese in Italia attraverso gli occhi di un adolescente.

16:45 Attesa – Fabio Cecchi (Cesena, 1991) abita a Bellaria Igea Marina in compagnia dei suoi gatti. Ha soggiornato in Inghilterra e Francia, nazioni di cui ammira lingua e cultura. Ha conseguito la laurea di Educatore Sociale e Culturale. Ospite storico dei convegni Fara, giurato di concorsi letterari, il suo ultimo scritto ha preso parte all’edizione da poco conclusa del Faraexcelsior. Unisce l’esercizio della scrittura al diletto della fotografia nella pagina blog Fabius Urbex, un profilo dedicato ai luoghi abbandonati. Ama i poeti italiani e stranieri dell’Ottocento. Il suo status musicale definisce così: buon compositore e pianista mediocre. È apolitico e cattolico.

17:00 In attesa di una buona cura – Enrica Paola Musio è nata a Santarcangelo di R. Ama la poesia, la letteratura femminile, il cinema, mangiare bene, la televisione, la musica. Ha cantato come soprano leggero nel coro Magnificat. In bici ha provato a raggungere Marco Pantani. Ha pubblicato tre libri con Fara editore: Dediche sillabiche, Senza saperlo nemmeno, Case di angeli. È stata intervistata per Anima d’Autore su IcaroTv. È attiva nei social.

17:15 Un’attesa che non smette mai di ricordare  – Daniele Ricci è nato a Fano (PU) il 21 giugno 1967. Nel giorno più lungo dell’anno… è nato di notte! Originario di Marotta (PU), oggi vive e insegna Lettere, latino e greco a Fano al Liceo classico. È sposato dal 2003 con Sara Bartolucci e ha una figlia di vent’anni, Vittoria Sofia. Ha pubblicato le seguenti raccolte di versi: Lontananze (Montedit, 1998, con postfazione di Giuseppe Bomprezzi); Lezione di meraviglia (Italic Pequod, 2022, con nota introduttiva di Marco Ferri); Il filo del vento (Dialoghi Edizioni, 2023, con nota introduttiva di Andrea Angelucci); nel 2024 è uscita una nuova edizione, riveduta e ampliata, di Lontananze (Bertoni Editore, con prefazione di Gianni Iasimone). Dal 2024 cura la rassegna di poesia “Le poetesse e i poeti salutano la primavera” organizzata dal Circolo Culturale A. Bianchini di Fano e da gennaio 2025 collabora con il lit-blog Finestre come redattore, curando la rubrica Da Orfeo all’infinito. Sguardi e incursioni poetiche. Nel 2025, a febbraio, è uscita per Puntoacapo Editrice la sua ultima silloge: La macchina da cucire. Geologia del dolore, con prefazione di Fabrizio Lombardo.

17:30 L’attesa del nome Tamara Vitan nasce a Bucarest nel maggio del 1981 e vive a Castelfiorentino. Riceve una segnalazione al Premio Letterario Città di Ascoli Piceno con la poesia Si piega il suono; in seguito, attraverso il concorso Poetare della Scuola di Editoria di Firenze, pubblica alcune poesie nel progetto Agenda e Quaderno. Nel 2022 esce la raccolta Accade la luce, Firenze Libri, collana Fuori Stagione. Alcuni inediti vengono pubblicati e tradotti in spagnolo nello Sfogliabile Creazione di un discorso di Laboratori Poesia. A febbraio 2025 viene pubblicata la raccolta La salvezza compie passi piccoli, Pequod, collana Portosepolto. A dicembre 2025 escono alcuni inediti nell’antologia Poete oltre le stanze, Chiarevoci edizioni. Frequenta la Scuola di Poesia fondata da Massimiliano Bardotti persona fondamentale per la sua ricerca spirituale e poetica.

17:45 La scimmia nella stanza – Subhaga Gaetano Failla è nato sul pianeta Terra dove attualmente abita. Ha pubblicato narrativa (fresco di stampa Ipotesi sullo stato di quiete), poesia e saggistica, in italiano e in altre lingue. Ha partecipato a numerose kermesse di Fara Editore. Con questa casa editrice è stato giurato per concorsi letterari e ha pubblicato suoi testi singolarmente e con altri autori. Ha fatto parte della redazione di Articoli Liberi. Collabora con il Tip Teatro. Il nome Subhaga gli è stato dato da Osho.

18:00 Abitare l’attesa
Graziella Sidoli nasce in Italia ma cresce in Argentina e, adolescente, approda a New York. Docente di lingue e lettere a New York e in Connecticut, crea e dirige una rivista per 15 anni, PolyText, in cui presenta poeti italiani contemporanei in traduzione inglese. Si trasferisce a Bologna nel 2014. Il Servo Rosso/The Red Servant (puntoacapo 2016), una antologia poetica di Paolo Valesio (1979-2002 ), da lei ideata, curata e poi co-tradotta in inglese con Michael Palma, ottiene il Premio Speciale Camaiore 2017. Nel 2018 pubblica Saggiminimi (opera vincitrice del Faraexcelsior 2107). È Translation Editor di Italian Poetry Review. È stata giudice nel 2021 e nel 2022 del Raiziss/de Palchi Translation Awards. Si è occupata della traduzione di Alberto Bertoni di The Age of Anxiety di WH Auden e de Il Regno Doloroso di Paolo Valesio. Per Il Sussidiario scrive articoli che interessano la cultura e politica di USA e Italia. Nel 2018 cura e co-traduce in inglese con Todd Portnowitz Ero Maddalena/I Was Magdalene (Gradiva Publications), poesie di Cinzia Demi, Menzione Speciale al Camaiore 2019. Nel 2021 puntoacapo pubblica la raccolta poetica trilingue Il male nei tigli e nel 2025 Melancholia in controluce.

18:15 Dibattito e libertà
19:00 Vespri (per chi vuole)
19:30 Cena

21.00 Tutto è attesa – Dante Zamperini è nato a Negrar (VR) nel 1972. Nel 2002 pubblica L’arcobaleno de la vita (in veronese) e Negli occhi, nel cuore. Nel 2006 esce La domenica mattina (per i tipi di Gabrielli) e nel 2014 Come legno d’ulivo). Con Fara ha pubblicato Di un respiro sospeso (Fara 2021), Le quattro stagioni dell’inverno (2023), Tra poco la notte (2025). È inserito in molti volumi nati degli incontri fariani. Poeta e pittore, per Fara ha realizzato numerosissime copertine.

21:15 L’affascinan
te attesa – Antonella Carla Colombo si è laureata in Architettura al Politecnico di Milano negli anni ’80 e ha successivamente frequentato per 2 anni la Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Trasferitasi alla fine degli anni ’90 a Bologna, dove attualmente vive e lavora, ha frequentato l’Accademia Clementina ed in particolare la Scuola di incisione calcografica del Prof. Clemente Fava, curatore dell’annuale Premio Morandi. Ad oggi continua la sua ricerca artistica ed espone in mostre personali e collettive in varie città italiane. È iscritta all’A.L.I. [Associazione Liberi Incisori] dal 2016.

21:30 Musica e versi
Come le rose del deserto rimangono sepolte sotto la sabbia finché un Tuareg non le trova, così le parole restano confuse fra i ricordi finché un’intuizione non le mette in fila in forma di versi. Le rose e il deserto è il progetto artistico di Luca Cassano (Corigliano Calabro, 1985) nel quale confluiscono cantautorato e poesia. Le rose e il deserto ha pubblicato i dischi Io non sono sabbia (2020), Cocci sparsi (2022), Chissà com’è (2025) e le raccolte poetiche Poesie a gettoni vol. 1 (2021), Nodo antico (peQuod 2025) e La trada di casa (2026).

21:45 Ascoltare il tempo: Last supper e altro
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Marco Bottoni è nato nel 1958 a Castelmassa (RO). Medico di Medicina Generale, scrive per passione dal 1999 racconti, poesie e testi per il teatro. Ha pubblicato il romanzo: Io e Marcellino. Con Fara raccolte di racconti e il testo teatrale Con il titolo in coda (2011) vincitore del premio Martucci Valenzano. È fondatore della Compagnia Buoni e Cattivi che mette in scena i suoi testi teatrali. Ha vinto vari premi (nel 2014 il concorso Insanamente con Tratto da una storia vera, medaglia del Presidente della Repubblica) e il Pubblica con noi 2016 con Vite in viaggio). Nel 2025 ha pubblicato Noir e Diario opere vincitrici al Narrapoetando.

22:00 Dibattito, libere interazioni musicali e riposo



Sabato 11 luglio 2026

8:00 Colazione

8:45 La vicissitudine sospesa. Stato d’attesa nella poesia di Mario Luzi Manuel Cohen, autore e critico, esperto di poesia neo-dialettale. Ha pubblicato saggi su Baldini, Guerra, Luzi, Jabès, Jaccottet, la narrativa d’Israele, Fortini, Sereni, Volponi. Fra i libri più recenti:  Salvatore Pagliuca, la pietra e la lingua. Invito alla lettura del poeta di Muro Lucano (Cofine 2022) e Repertorio delle voci (Fara 2026). Dirige due collane di poesia per ArcipelagoItaca e Puntoacapo. È tra i fondatori dell’almanacco L’anello critico e dirige il trimestrale Periferie. Ha pubblicato 5 libri di poesia ed e tradotto in varie lingue. È giurato in prestigiosi concorsi letterari.


9:00 Alle donne che cuciono e, senza neanche saperlo, sostengono David Aguzzi, nato a Rimini, vive a Riccione. È laureato in Sociologia e in Scienze della comunicazione. Socio e presidente dell’Associazione Teatro Aenigma (Urbino), è tra i fondatori di Teatri delle diversità. Ha realizzato il cortometraggio Cambiamo Discorso? Ha messo in scena drammaturgie con attori con patologie psichiche e disagio sociale. Sue poesie e saggi in varie antologie.


9:15 Fuochi d’artificio
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Natascia Ancarani 
è cresciuta in una famiglia contadina della campagna ravennate, in una casa dove i libri erano considerati preziosi. Ha studiato filosofia a Pavia e nel 1985 si è trasferita per un anno a Berlino. Da allora ci è tornata molte volte e la città si è stratificata nella sua scrittura in forme diverse: prima in alcuni racconti, poi nel libro Doppia Esposizione (Edizioni del Foglio Clandestino, 2015), costruito con memorie personali e collettive e con un ricco insieme di fotografie, infine nella traduzione dei dieci quadri poetici che Georg Heym dedicò a Berlino. Negli anni ha continuato a scrivere racconti: una parte è confluita nella raccolta Pellegrini (Fara, 2022), altri — più vicini a esperienze e paesaggi della quotidianità — sono stati pubblicati sulla rivista Articoli Liberi, con cui collabora dal 2023.

9:30
 Ciò che tarda avverrà. Il valore fondativo dell’attesa nella tradizione ebraica Gianpaolo Anderlini vive nel modenese. È redattore della rivista QOL (dialogo ebraico-cristiano). Con Fara ha pubblicato: Giobbe. Opera in versi (2018), Distopie (2020), Versi di/versi. Diario poetico ai tempi del coronavirus (2020), Variazioni (2021), Devarìm ’acherìm (Parole altre) (2022), Incontri (2022), Figli di Qohèlet (2023), In limine e Salmi (2024), Memini, meminisse (2026). Altre opere recenti: Io sono tuo, salvami! Commento al Salmo 119 (Chirico 2022), E come potevamo non cantare (Altrimedia 2023), Canto del ritorno (Lupi 2024), La lingua del santuario. Introduzione all’ebraico biblico in ventidue lezioni (2 voll. EDB 2024).

9:45
I frutti dell’attesa – Raffaela Fazio (Arezzo, 1971) lavora a Roma come traduttrice. Formatasi sia all’estero che in Italia in lingue, politiche europee, scienze religiose e beni culturali, ha al suo attivo diverse pubblicazioni nel campo della poesia (nove raccolte e alcuni scritti giovanili), della traduzione poetica (quattro autori: Rainer Maria Rilke, Edgar Allan Poe, Renée Vivien e Rupert Brooke) e dell’iconografia cristiana (due guide e vari articoli). Autorevoli voci critiche si sono occupate della sua scrittura.

10:00 Non è un’aula, è un mondo: Istruzioni per una scuola possibileSimone Mazza è un esploratore dei confini educativi. Filosofo di formazione e pedagogista per vocazione, cerca di capire come la tecnologia possa servire l’umanità e non viceversa. Onnivoro fruitore d’arte, è appassionato scrittore dal lontano 2006. Con il suo ultimo libro, La scuola possibile (2025), ripercorre senza nostalgia alcune sperimentazioni del passato per convincerci che il mondo non finisce sulla soglia dell’aula, ma vi comincia: un invito a riscoprire l’apprendimento come un atto di cittadinanza e un'autentica esperienza di libertà.

10:15 Mi viene in mente… un racconto di Lucia Gina Iacomucci (educatrice e pedagogista) ha trascorso l’infanzia e la prima giovinezza in un piccolo paese vicino a Pesaro, Novilara: un bel posto per crescere, giocare, ascoltare racconti, per passare e sostare attraverso i passaggi obbligati dei cinque sensi, per andare da dentro a fuori e viceversa. Forse da qui è iniziato il suo percorso nell’educazione, continuato nell’assoluto riconoscimento del valore dell’infanzia, della persona, in ricerca, attraverso l’irriducibilità dell’altro, il valore delle differenze e delle connessioni, la delicatezza degli equilibri, lo studio, il fare, le domande, gli errori.



10:30 L’attesa del giorno primaGiovanni Fierro, goriziano nato nel 1968. Autore di alcuni libri di poesia e di una raccolta di racconti. Cura la rivista mensile on line Fare Voci.
Educatore nell’ambito della salute mentale, operatore di comunità e di territorio. Per dieci anni ha gestito la libreria Equilibri.

10:45 Dibattito aperto e relax


11:15 Ingannare l’attesa con la poesiaGianni Marcantoni (San Benedetto del Tronto, 1975) vive nelle Marche, è laureato in Giurisprudenza. Le sue pubblicazioni: Al tempo della poesia (2011), La parete viva (2011), In dirittura (2013), Poesie di un giorno nullo (2015), Orario di visita (2016), Ammessi al paesaggio (2019), Complicazioni di altra natura (2020), Panorama dei lumi (plaquette, 2021), Sedime (2024). Inserito nella Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei (Aletti 2017) e su Italian Poetry, diviene nel 2020 co-fondatore di Wikipoesia. Sue citazioni e liriche compaiono in diverse antologie, cataloghi d’arte, siti poetici, blog letterari, periodici e riviste. Ospite in alcune rubriche letterarie e reading, ha ricevuto vari premi e riconoscimenti.


11:30 ProspettiveAdalgisa Zanotto vive a Marostica (VI). Suoi racconti e poesie sono inseriti in numerosi volumi fariani. Con Fara: ha vinto il concorso Rapida.mente 2015 (sez. Racconto) con pubblicazione nella omonima antologia. Nel 2016 esce la raccolta di racconti Celestina. II al concorso Versi con-giurati, ha poi vinto la pubblicazione di Sussurri e respiri (2017). Nel 2018 ha pubblicato l’opera poetica D’ora in poi (Menzione al Premio Montano 2018 e al Premio Di Liegro 2019) con la Prefazione di Gianni Criveller premiata al Città di Forlì 2019. Nel 2020 è uscita la silloge Ho da dirti in segreto.

11:45 Noi che attendevamo le lettere (e non c’è niente di più vuoto di una cassetta postale vuota)Gianni Criveller (Treviso, 1961), dal 1991 al 2017 ha operato e insegnato a Hong Kong, Taiwan, Macao e Cina. Sinologo, storico e teologo, ricerca e scrive di letteratura e cristianesimo. È specializzato in Matteo Ricci e nella controversia dei riti cinesi. Tra i libri: Vita del Maestro Ricci, Xitai del Grande Occidente (2010); Matteo Ricci, missione e ragione (2010); Fede e culture nell’attualità cinese (2019). Già Preside dello Studio Teologico Internazionale del Pime di Monza, è ora Direttore del Centro Pime di Milano e della rivista Mondo e Missione. Ha pubblicato in cinese opere di Primo Mazzolari e Lorenzo Milani. Per Fara ha scritto saggi su Maria Maddalena, Etty Hillesum, Simone Weil, Edith Stein, Sophie Scholl, Grazia Deledda e Francesco Guccini. Ha curato kermesse, incontri e un volume su Antonia Pozzi: “L’età delle parole è finita per sempre”?

12:00 Dibattito
12:30 Pranzo

14:45 Verso l’estremo
Marco Maraldi
(Ravenna, 1995) – Italianista. Svolge attività di ricerca in Scienze Filologico-letterarie, nell’ambito delle scritture delle sante mistiche d’Occidente. Ha pubblicato studi su Rivista di letteratura religiosa italiana, Aevum e Polythesis. In poesia ha pubblicato Prima della luce (Kolibris 2021) e Assalti (Fallone 2025).

15:00
SottovuotoLuigi Laguaragnella (mezzo educatore, mezzo scrittore, mezzo giornalista) ogni giorno cerca l’intero. Lo riempie la fede, ma anche la passione per le piccole cose del quotidiano: gli incontri, i volti, le gentilezze nascoste. Da oltre dieci anni i bambini e i ragazzi accendono, a volte incendiano, la sua giornata, togliendo spazio alla scrittura. Il sociale è il suo campo e la sua narrazione tra libri per cui è ancora incredulo di aver pubblicato e articoli di giornale che danno spazio al potenziale della sua città celeste come il suo mare con il suo orizzonte sfumato tra oriente e occidente grazie a San Nicola. Grato e ispirato  per l’amicizia dei Missionari del Preziosissimo Sangue di San Gaspare, dal loro filo preziosissimo parte la sua spiritualità che regala alla sua vita un gusto di missione non solo in Africa, ma lì dove sono chiamato a vivere.

15:15 Dialettica delle stagioni: 4 libri scultura
 Simone Di Donna è nato a Torino il 24 luglio 1982. Attualmente vive e lavora a Torino come insegnante, autore, e artista. Nel 2008 consegue la laurea specialistica in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo presso l’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino. Come autore radiofonico ha scritto “Il circo delle pulci”, come autore teatrale “I dialoghetti del coccio”, e come poeta ha pubblicato la raccolta Cosmogonia di cui i libri scultura propongono quattro poesie. 

15:30
La presenza consapevole è la fine dell’attesa?Tiziana Colusso si occupa dei nessi tra scrittura letteraria e studi scientifici sul corpo e sulla mente, si è laureata con una tesi sul “Testo come campo percettivo”, utilizzando gli studi di Fenomenologia della Percezione del filosofo Maurice Merleau-Ponty nell’analisi di testi contemporanei. Da decenni pratica la meditazione, in particolare con il maestro zen Thich Nhat Hanh e il maestro Mario Thanavaro. Ha praticato il Taiji con varie scuole. Dal 2018 pratica lo Zhineng Qi Gong, pratica di consapevolezza per lo sviluppo della coscienza, e sta seguendo un percorso triennale di formazione per insegnarlo. Ha pubblicato narrativa, poesia, testi teatrali, fiabe, saggistica, e ha curato la resa scenica di alcune sue scritture. Suoi testi sono tradotti in sedici lingue.

15:45
Lengua de aleluia – 
Fabio Serpilli è nato nel 1949 ad Ancona, dove è vissuto fino al 1970 e lavorato fino al 2012. Diploma di maturità magistrale. Studia Filosofia e Teologia presso Università Lateranense a Roma.
Ha alternato modesti lavori all’attività di docente supplente e con vari incarichi da insegnante. In pensione dal 2012. legge dal libro Mal’Anconìa (Arcipelago Itaca 2026). Ha pubblicato diverse raccolte in dialetto dorico, manuali, guide, antologie di poeti anche neodialettali… e organizza da 21 anni il Premio Poesia Onesta.

16:00 … nell’attesa che la valenza dell’aggettivo umano prenda consistenzaBruna Spagnuolo che vive in Agrate Brianza dopo aver vissuto a lungo in varie nazioni di Africa/ Asia/ Sudamerica. Si è occupata di critica letteraria, letteratura e pittura. Ha scritto per varie testate in Italia e all’estero) e ha collaborato con molte riviste di letteratura, arte e cultura nazionali e internazionali. Ha pubblicato una quindicina di opere (alcune anche adattate al teatro). È nella biblioteca del Quirinale. Ha fondato SOS ROOTS e hapartecipato a Shoot the Book!, incontro tra letteratura e cinema al festival del cinema di Cannes, portando la necessità del genere umano di ricordare da dove viene, per sapere chi è, capire dov’è diretto e accedere a un futuro di secoli anziché di soli anni.

16:15 Attendere come ”tendere verso” Fornaretto Vieri, figlio del giornalista e poeta Agostino Vieri e del soprano lirico Giuliana Fontanelli, è nato nel 1952 a Firenze, dove, dopo gli studi classici, si è laureato in lettere con Lanfranco Caretti e dove ha insegnato italiano, storia e geografia nelle scuole superiori. Ha pubblicato le raccolte di versi Tartaria (Firenze, Polistampa, 1999), L’oltranza del vero (Firenze, Polistampa, 2003), Teologia familiare e altre poesie (Brindisi, Interno Poesia, 2019), Trasalimenti e sogni (Siena, Betti, 2021), A carbon bianco (Siena, Betti, 2025), il saggio Intorno alle Fiale. Incunaboli del proto novecento govoniano (Firenze, Le Lettere, 2001) e Gli anni della storia. Un’antologia di date da Abramo alla caduta del muro di Berlino (Firenze, Libri Liberi, 2003, con sue illustrazioni). Le sue poesie sono comparse su riviste e antologie e in testi per la scuola. Si occupa di letteratura e arti figurative, di teologia e filosofia, di didattica della storia e delle discipline umanistiche, collaborando a vari periodici.

16:30 
L’attesa di chi è atteso e attendendo l’Atteso Daniele Donegà, nato a Canda (Rovigo) nel 1960, è presbitero della diocesi di Adria Rovigo. Attualmente parroco dell’unità pastorale di Boara Polesine, Concadirame e Granzette, paesi che si snodano a destra del fiume Adige alle porte della città di Rovigo. Scrive dall’adolescenza, proseguendo nel corso degli anni con qualche pausa. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche, quest’anno ha dato le stampe le poesie scritte nel 2025 dal titolo Nel silenzio tu che sei. È in corso di pubblicazione un libro d’artista con l’artista rodigina Laura Gioso dal titolo L’armonia dell’apparenza con 11 liriche accompagnate da altrettante opere. La sua fonte ispirativa sono momenti di vita, situazioni umane, scorci naturali e visioni di opere artistiche. Importante rimane l’ascolto interiore dove la realtà esterna viene filtrata in attesa di un moto ispirativo.

1
6:45 In attesaSophie Ferrara è nata il 24 marzo 2012. Ha una passione irresistibile per i libri come oggetti da sfiorare, guardare, sfogliare. È una lettrice inarrestabile. Frequenta la scuola Montessori Anna Frank, di Cinisello Balsamo, dove è abituata ad approfondire e presentare in pubblico argomenti di interesse storico, letterario e sociale. Ha vinto il primo premio interscolastico 2024 dedicato al trailer di libro d’autore ed è coautrice di un libro di fiaba (una fiaba+favola=fiabavola) già pubblicato.

17:00 All’attesa di uno sguardo  – Don Jesús Daniel Pérez è nato in Venezuela il 19 marzo 1992. Ministro cattolico di lingua spagnola, si dedica al servizio pastorale, alla formazione e alla vita spirituale. Dopo un percorso vocazionale segnato da una profonda ricerca interiore, è entrato in seminario ed è stato inviato in Italia per completare gli studi teologici. Attualmente sta conseguendo la licenza in Teologia Sacramentale presso l’Istituto Teologico Marchigiano di Ancona. Svolge il suo ministero di diacono, collaborando alla vita parrocchiale offrendo accompagnamento pastorale, integrando la sua vocazione ecclesiale con l’interesse per la riflessione sul mondo attuale da una prospettiva teologica, e alla scrittura nel tempo libero. Il suo cammino è guidato dal desiderio di servire la Chiesa e annunciare il Vangelo con vicinanza, gioia e speranza.

17.15 ”Sognare è lo stesso attendere”? – Salvatore Ritrovato, poeta e critico, partecipa da molti anni agli incontri di Fonte Avellana: giorni di scambio e di raccoglimento che rafforzano la sua ricerca interiore. Per Fara ha pubblicato La Poesia e la Via. Saggi sulla letteratura e la salvezza (2020) e Letteratura in contumacia. Otto saggi sul contemporaneo (2024). Vive a Urbino, dove insegna.

17:30 Dibattito e relax

18:00 Illusione Telepass – Giorgio Iacomucci (1961) è nato e vive a Pesaro. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Urbino, si occupa di logistica nell’Amministrazione Comunale. organizza incontri fra autori. Ha creato, nella frazione di Novilara, un giardino in memoria di Daniela Marcolini. Ha curato e l’antologia L’anima poetica nel giardino di Daniela. È alla continua, ostinata ricerca d’intelligenze naturali.

18:15 Il monaco attendente – Gianni Giacomelli è monaco camaldolese a Fonte Avellana (PU) dal 2003. Dal 2011 al gennaio 2024 ne è stato il priore. Ha effettuato studi classici e frequentato Giurisprudenza. Ha operato in una comunità per disabili. Dopo l’ingresso in monastero ha conseguito il master in Teologia cattolica a Strasburgo (Francia) con un memoire su Michel Henry. Appassionato di filosofia, opera lirica, teatro, poesia e psicanalisi tiene corsi e seminari e partecipa da 13 anni alle kermesse fariane. In poesia ha pubblicato Ho guardato il sole in faccia (Fara 2021). Suoi videocommenti al Vangelo in Parola ascolto vita. Approfondisce lo studio della lectio divina, della lettura mito-simbolica della Scrittura, dei nuovi linguaggi per la comunicazione della fede in ascolto delle arti e scienze moderne.

18:35 Dibattito e libertà
19:00 Vespri (per chi vuole)
19:30 Cena

21:00 Iter para tutum. Il pellegrinaggio come attesaAdelaide Ricci e Paolo Galloni Medievisti con curriculum accademico e numerose pubblicazioni specialistiche, da tempo lavorano insieme proponendo un approccio partecipativo allo studio del medioevo. Tengono regolarmente lezioni presso università italiane e istituti di cultura. Partecipano a ricerche interdisciplinari e a eventi storico-divulgativi quali il Festival del Medioevo di Gubbio e il Festival Matildico internazionale. Sono attivi nell’ensemble musico-teatrale PerIncantamento, che realizza originali progetti poggiati sullo studio e sulla valorizzazione di testi e melodie medievali. Tra le opere dell’ensemble si segnalano i videopoemi La creazione del mondo (2021) e Il volo delle rondini (2025). Con Fara hanno pubblicato rispettivamente romanzi (Paolo Galloni) e poesie (Adelaide Ricci).

21:20 Performance di Giorgio Mazzotti 89enne ex professore di inglese, pittore, ballerino e giramondo,
 autore di una breve poesia dal titolo Attesa, e di Rossano Pasqualini con una  poesia sul X agosto del Pascoli.

21:30 Performance di Lady per caso! – Lucia Giommi è una musicista (cantante e chitarrista) pesarese, nome d’arte Lady Perbacco.La musica è da sempre stata la sua àncora di salvezza, la sua cura contro il buio ed il dolore di certi momenti. È all’attivo ormai da diversi anni come musicista e ultimamente ha deciso di raccogliere i suoi pensieri anche attraverso la scrittura e la fotografia. Crede fermamente che farsi contaminare dalla bellezza delle forme artistiche sia la nostra migliore cura.

21.40 Dibattito e libere interazioni musicali, artistiche, poetiche…



Domenica 12 luglio 2026

7:30 Lodi (per chi vuole)
8:00 Colazione


8:45 “in questa sospensione / che è attesa viva” 
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Letture da Chiamami (Fara 2026). Alessandro Ramberti (Santarcangelo di Romagna, 1960) laureato in Lingue orientali a Venezia, master (UCLA) e dottorato (Roma Tre) in Linguistica, ha pubblicato in prosa: Racconti su un chicco di riso (Pisa, Tacchi 1991) e La simmetria imperfetta con lo pseudonimo di Johan Haukur Johansson (2022). Con la poesia Il saio di Francesco ha vinto il Pennino d’oro al Concorso Enrico Zorzi 2017. Le più recenti raccolte di versi sono: Vecchio e nuovo (2019), Faglia (2020) e Medèla (2021), Enchiridion celeste (2022), Non so resistere (2024) e Ci sono momenti (2025).


9:00 L’umanità attende ancora la fine della storia? Kojeve, l’ateismo moderno e la funzione del diritto tra Dio e Nulla –  Claudio Fraticelli è avvocato cassazionista del Foro di Macerata e Magistrato Onorario alla Corte di Appello di Perugia. Alla professione forense coniuga la passione per lo studio della Sacra Scrittura nella lingua ebraica e per le nuove tecnologie informatiche. Le kermesse avellanite lo hanno spinto ad approfondire le sue indagini filosofiche sulla c.d. “teologia politica”. Suoi saggi sono inseriti in numerose antologie fariane.

9:15 Versetti meravigliosi
– 
Paolo Mascellanti (Pescara, 1959) è un medico chirurgo con una enorme passione per la parola di Dio. La scoperta del cammino neocatecumenale ha rappresentato per lui il trait d’union tra le vicende umane e l’incarnazione del Verbo. Da lettore appassionato ha iniziato a scrivere, questa è la sua prima opera completa. Scrivendo prova grande soddisfazione e gioia.



9:30 L’attesa e i piccoli semi per una economia altra –  Giorgio A. Pisano, nato nel 1960, è un sacerdote napoletano. Ha conseguito la licenza in Teologia pastorale in chiave familiare e giovanile presso la Pontificia Facoltà teologica dell’Italia meridionale, sez. S. Tommaso (NA). Vicino ai ragazzi e ai giovani, ha dato vita nel 1996, assieme ad un gruppo di volontari, ad un centro di pastorale giovanile denominato Centro Giovani Agorà. Nella Parrocchia del S. Cuore a Portici cerca di percorrere, assieme a tanti laici, una strada che coniughi da un lato, la Fede con la Vita quotidiana della gente del quartiere, dall’altro, la fede con una lettura critica delle situazioni di ingiustizia presenti nel mondo. Accompagna gruppi di giovani e adulti in un cammino di consapevolezza e di fraternità, accogliendo la gioia del Regno di Dio attraverso le Beatitudini evangeliche e la ricerca di nuovi stili di vita. È presidente del Centro Giovani Agorà ODV pro e con giovani dal 1996; è presidente dell’Associazione antiusura don Pino Puglisi, nata nel 2008, in rete con l’associazione Libera. Nomi e numeri contro le mafie. Nel 2013 ha dato vita assieme ad un gruppo di commercianti denunzianti la camorra, all’Associazione antiracket G. Panunzio, in rete con la F.A.I. Dal 2022 è decano del 12 decanato della diocesi di Napoli. Ha pubblicato: Terra d’Africa, Carità no, Giustizia sì. Appunti di viaggio nella Repubblica democratica del Congo (Ed. Creativa, Torre del Greco, 2009); AA.VV., Un sacco di ingiustizie. Esperienze e riflessioni di giovani in terra d’Africa (Ed. Creativa, Torre del Greco, 2010), e articoli e interviste su varie riviste e giornali. Un ultimo contributo per la rivista di Spiritualità Jesus Caritas dal titolo: “Il grido, la speranza, il fuoco: attraversare la vita in pienezza”, gennaio 2026. Presente in diverse antologie fariane.

9:50 Dibattito e tempo libero
11:00 Messa (per chi vuole)
12:30 Pranzo


15:00 Attesa della felicità e felicità dell’attesa: una ricetta spirituale alla cultura della fretta – Davide Fiscaletti (Fano, 1973), laureato in Fisica all’Università di Bologna, insegna matematica e fisica ed è ricercatore (e direttore) dello SpaceLife Institute. I suoi studi sono incentrati sulla meccanica quantistica. Scrive libri e articoli su riviste scientifiche. In un mondo dominato dalla cultura della fretta, l’attesa può essere un antidoto per riscoprire forme non illusorie di felicità, quando viene praticata pazienza che porta a sentimenti di profondo amore per la vita in sé, in modo da raggiungere, nel momento presente in cui viviamo, piena consapevolezza dell’unità e reciproca interrelazione di tutte le cose.

15:15 Poesie – Nato a Rimini, Stefano Bianchi ha pubblicato: La bottiglia (Pendragon 2005), Le mie scarpe son sporche di sabbia anche d’inverno (Premio Cluvium 2008), Sputami a mare (Le voci) (segnalata al Premio Città di Marineo 2011) e Da quando non ci siete (Fara 2021, 2° al Piemonte Letteratura 2022, Premio speciale La stradina dei poeti 2022, Menzione d’onore al Premio Murazzi 2022. Suoi versi in numerose antologie.

15:30 Gran dibattito finale e votazione del tema della prossima kermesse.

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