recensione di Flavio Vacchetta
La poesia di Raffaele Floris è una forma di parola misteriosa, a volte aulica altre volte scontata nella sua disarmante semplicità e genuinità.
Per Floris, grande poeta e musicologo, la poesia credo si possa definire una vera amica, provvidenzialmente amica, un’amica con cui si hanno rapporti da tanti anni, si cresce, si condividono momenti felici, si litiga anche ma alla fine, a conti fatti, sai sempre dove trovarla.
I versi dell’amico Raffaele sono brevi quanto basta ed essenziali ma sanno colpire al bersaglio giusto, adatto, in poche parole, al cuore.
I concetti non sono affatto consolatori, anzi, al primo acchito la realtà pare dura, tagliente, sotto innumerevoli aspetti, che si tratti della propria anima, o del mondo forse immondo.
Le parole, più che segni a vergare i fogli sono, a mio avviso, ragnatele e ricordi polverosi.
Una poesia quella dell'autore che và letta per intero senza alcun commento vale a dire un autentico elogio di tale parola che sa donarsi, amare sempre nel silenzio con gesti puri.
A pagina 50 di Quando Pippo volava, puntoacapo 2025, leggo:
Dai quaderni della scuola elementare 1941-1943
La mamma lava il vestito
del babbo senza sapone;
fiele di bue: si pulisce
per bene la lana scura.
Ha tre finestre, due usci
e poche stanze la casa,
è poco ariosa e il sole
si vede solo al mattino.
Il babbo legge il giornale,
credo che pensi ai feriti,
ai morti, a chi non ha casa
e provo rabbia e disgusto
ora che penso al nemico.
Qual è il nemico? C'è forse
qualche risposta sensata
dinanzi a questa domanda?
A pagina 17 trovo:
Una guerra lontana - 1970
L'inverno era lungo, l'inverno era buono.
Ricordo
l'odore di arance in cucina,
le bucce sulla stufa
a profumare la sera
ricordo
mio nonno cantare.
Di tante filastrocche
sentite raccontare
molte ne ho perse,
ma questa, questa dai passati giorni
sempre ritorna,
di un inverno malvagio,
di una guerra lontana.
Da queste due poesie si evince tutta la bellezza del libro.
Infine ci tengo a sottolineare la lodevole prefazione di Paolo Pera:
Sempre, evviva la Libertà.
Anzitutto quella interiore.















